a Socana una delle più antiche pievi del Casentino - I LOVE CASENTINO, GUIDA TURISTICA

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Pieve di Sant’Antonino a Socana

Pieve a Socana è un paese che si trova al centro del Casentino nel comune di Castel Focognano a un chilometro da Rassina.
La prima chiesa di Pieve fu costruita nel luogo in cui sorgeva un villaggio pagano che fu poi conquistato dai cristiani.
Quando furono fatti i lavori di restauro, vi furono trovati diversi tipi di pavimenti.
Invece la seconda chiesa venne costruita al tempo delle invasioni barbariche e le tre absidi ritrovate lo affermano, pare che essa avesse una lunghezza di circa sessanta metri. Di questa chiesa sono stati conservati quattro basamenti delle colonne, l’altare e il pavimento in pietra.
Era una chiesa “Madre Battesimale” che aveva a disposizione altre trentadue chiese minori, purtroppo prima dell’anno mille ci fu un incendio che devastò la chiesa, quindi sopra ve ne fu costruita una terza che è anche l’attuale.

Questa è la descrizione delle tre chiese di Pieve!

PIEVE A SOCANA: EPOCA ETRUSCA
L’Ara e il Tempio etrusco sono stati ritrovati in seguito ai lavori di restauro della chiesa di Pieve a Socana, effettuati negli anni 1966- 1972 dalla soprintendenza ai Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici di Arezzo. L’Ara fu ritrovata nel settembre del 1969: è molto ben conservata, ma manca la parte superiore. Sul lato destro dell’Ara erano ancora presenti rivoli di grasso attaccati alla pietra: nell’ara si sacrificavano capretti, agnelli, cinghiali di cui sono stati trovate ossa e denti. L’Ara si trova davanti al tempio, è a pianta rettangolare ed è lunga mt 4,99 x mt 3,75; al centro presenta una cavità rotondeggiante, costruita su tre piani ed è un’“Ara sacrificale” dove gli animali venivano sacrificati alla dea Tinia Minerva alla quale era dedicato il tempio.
Sono stati inoltre ritrovati 12 scalini in “tufo locale” con sotto la pietra d’appoggio che permettevano l’accesso al tempio il quale misurava mt 40 x mt 18,40. Davanti ad esso sono state trovate delle tegole di gronda, losanghe e ante-fisse, quest’ultime risalgono alcune al V secolo a.C. e hanno forma di medane, altre al III secolo a.C., sono di epoca ellenistica e hanno la forma di una donna che rappresenta la testa della dea Minerva. Una delle antefisse più belle è la testa di una donna con capelli lunghi fino alle spalle, ondulati, occhi neri e una collana che ne orna il collo, risalente probabilmente al 470-460 a.C.

PIEVE A SOCANA: EPOCA ROMANA
Dell’epoca romana (I-II secolo a.C.) rimangono visibili le mura perimetrali di alcune abitazioni e anche una mezza porta. La costruzione romana più importante che a noi è rimasta, è la parte cilindrica. Si pensa che si tratti di una torre per la sua forma architettonica, per il materiale adoperato e infine per l’ubicazione.
Si pensa che la torre svolgesse la funzione di torre di avvistamento, infatti si rileva la presenza di altre torri a Santa Mama, Subbiano, e Castelnuovo. Le segnalazioni avvenivano da una torre all’altra: di giorno si segnalava con gli specchi utilizzando la luce del sole; di notte con le fiaccole e le torce.
La torre serviva dunque da faro per segnalare eventuali pericoli e per orientare il cammino delle persone. La torre è una maestosa costruzione le cui fondamenta si trovano al di sotto delle chiese cristiane; i suoi muri
sono spessi mt 1,20, il rivestimento interno è caratterizzato da grosse pietre locali mentre internamente è riempita di calce e di ciottoli del vicino fiume Arno. La parte esagonale della torre è stata aggiunta in tempi successivi, sicuramente in epoca cristiana quando la torre venne trasformata in campanile. I Romani rimasero a Pieve Socana 600 anni.
La Pieve nei tempi romani era un importante centro viario ci passavano infatti la "via Maior" e la "via adversa".
La prima proveniva da Arezzo, l’altra scendeva dal Pratomagno.
Attraverso queste strade si diffuse il cristianesimo in gran parte dell'Italia. Sopra i luoghi pagani è stata costruita una chiesa di tipo “basilicale- rurale”, identificata grazie a dei pavimenti.
Evidente la seconda costruzione della quale abbiamo ritrovato le absidi e stabilito che era lunga 60 metri; di essa si conservano quattro basamenti delle colonne, l'altare e il pavimento in pietra.
Era una chiesa “battesimale” e aveva alle sue dipendenze ben trentadue chiese minori! Questa fu costruita ai tempi delle invasioni barbariche e le tre absidi lo confermano.
Prima dell’anno Mille, però, un incendio devastò purtroppo questa chiesa. Sopra fu costruita allora una terza chiesa: l'attuale.
Nel retro della chiesa è visitabile l'ara etrusca, molto ben conservata e gli antichi resti delle precedenti chiese. Il popolo, dopo molti anni di lavoro, edificò “la Pieve” che nel 1500 perse due campate e il materiale fu usato per la costruzione della canonica.
Il “Barocco” appesantì di altari l'antica Pieve.
Nella chiesa della Pieve ci sono molti pezzi d' epoca come:
• la facciata del 500,
• la porta del battistero del 600,
• la colonna con stemma di papa Leone V,
• il confessionale del 600,
• la fonte battesimale del 500.
Amplia bibliografia è stata dedicata alla chiesa di Pieve a Socana dal parroco Don Alfio Scarini.

ALTRE INFO
Pieve a Socana, nel comune di Castel Focognano, conta 2.600 anni di storia. Qui si leggono tre civiltà: l'etrusca, la romana e la cristiana. Nel corso dei lavori di restauro eseguiti negli anni 1966- 72 sono venuti alla luce il tempio etrusco lungo 40 metri e largo 18,40, i dodici scalini del tempio e davanti ad esso l'ara etrusca.
Il tempio è orientato ad est ed era dedicato a Tinia e Minerva. L'ara è a pianta rettangolare ed è lunga 4,99 per 3,75 metri, Presenta al centro una cavità rotondeggiante ed è costruita a tre piani con pietre legate tra loro da grappe di piombo. Nell'ara si sacrificavano capretti, agnelli e cinghiali: di questi animali si sono trovati ossa e denti.
Nello scavo sono venute alla luce anche venti antefisse, alcune con bella policromia risalenti al V-IV secolo a.C., altre a testa di Minerva, risalenti al II secolo a.C. A lato del tempio sono state recuperate tre ruote circolari in pietra fetida: la piccola con la scritta "arut creine", le due grandi con molte parole etrusche. Davanti all'ara si trovano alcune stanze di epoca romana e la torre cilindrica che risale al I secolo a.C.: era una torre di segnalazione e verso Arezzo se ne trovano altre cinque. Di giorno si segnalava con gli specchi, di notte con il fuoco (fiaccole luminose). Sopra il tempio etrusco i cristiani hanno costruito tre chiese nel V, VII e X secolo. Il sito è una chiara testimonianza di religiosità etrusca, strettamente legata ad altri luoghi di culto della valle come quello del Monte Falterona e la sua stipe votiva, in alto Casentino.
Il comune di Castel Focognano occupa il versante orientale del Pratomagno fino alla Valle dell'Arno, all'estremità meridionale del Casentino. Le prime notizie storiche su Castel Focognano risalgono all'XI secolo ma il suo territorio è stato sicuramente abitato fino dai tempi più remoti. La presenza etrusca è attestata dal ritrovamento a Pieve a Socana, dietro l'abside della pieve romanica, di una grande ara risalente al V secolo, insieme ai resti della scalinata d'accesso ad un antico tempio, a frammenti di ceramica o vernice nera, antefisse del V secolo e blocchi di pietra recanti incisioni etrusche. Socana rappresentava probabilmente la confluenza di importanti arterie stradali che mettevano in comunicazione il Casentino con il Valdarno e, attraverso la Major, con le regioni dell'Italia settentrionale. Si hanno tracce anche del periodo romano, mentre la nascita dei primi borghi arroccati sulle alture risale al V e VI secolo d.C., quando le popolazioni furono costrette dalle invasioni barbariche ad abbandonare il fondovalle e a cercare rifugio nelle zone di montagna, più facilmente difendibili.
Nello stesso luogo in cui venne edificata, nel XII secolo d.C., una delle più affascinanti Pieve romaniche del Casentino, gli Etruschi avevano costruito, già diciassette secoli prima, il loro tempio e l'annessa ara sacrificale. Oggi è possibile vedere dell'edificio sacro di periodo etrusco parte della scalinata di accesso in travertino e la grande ara in pietra arenaria, molto ben conservata. Infatti l'intero tempio si trova sotto la struttura di un edificio Paleocristiano Triabsidato, coperto a sua volta dalla costruzione della Pieve romanica. Emerge con forte evidenza il perpetuarsi del luogo di culto che dalla devozione per dei pagani, è passato, nei secoli, alla celebrazione di riti legati al dio monoteista.
Non è sicuramente un caso: le due are pervenuteci dalla civiltà etrusca fino ad oggi sono l'ara di Pieve a Socana e l'ara di Marzabotto. Entrambi i luoghi, nei quali sono state costruite, appaiono carichi di misticismo e intrisi di spiritualità.
Dal 1969 al 1973, durante lavori di restauro della Pieve romanica a cura della Soprintendenza ai Monumenti di Arezzo, venne alla luce una grande ara etrusca di V secolo a.C. L'ara è composta di grandi blocchi di pietra, collegati da staffe in piombo a coda di rondine. Continuando la ricerca, è stato scoperto un tempio
etrusco, il cui orientamento doveva essere ad Est, quindi opposto a quello dell'attuale Pieve. Oggi del tempio è possibile vedere l'ampia gradinata di accesso, della lunghezza di 18,4 metri, in travertino. La gradinata consiste in almeno dodici gradini inquadrati da due basamenti quadrangolari modanati. Non è possibile determinare le dimensioni del tempio etrusco, in quanto sono state costruite successivamente la Chiesa paleocristiana e poi la Pieve romanica. Siamo passati in questo luogo dal culto pagano al culto monoteistico. I vari e diversi "popoli" si recano nel luogo percepito e sentito idoneo all'espletamento dei riti e culti spirituali: la religione incarna proprio qui il suo stretto e forte legame con l'ambiente naturale.
All'interno della Pieve sono state rinvenute due "ruote" in pietra fetida con iscrizioni etrusche del V e IV secolo a.C. Si tratta probabilmente di doni votivi. La scoperta più affascinante sono le antefisse a testa di Menade del V secolo a.C. e quelle a testa di Minerva di epoca ellenistica. Il tempio era forse collegato ad un insediamento che doveva essere un punto di controllo del fiume, un nodo viario verso Nord, Nord-Est, ed inoltre una tappa della distribuzione della ceramica volterrana attestata anche ad Avena: località del Casentino, nel Comune di Poppi. Sono state scoperte, nel 1953, alcune sepolture delle quali fu recuperata solo una piccola parte del corredo: un cratere volterrano frammentario, attribuibile al "Pittore della Monaca", degli inizi del III secolo a.C., frammenti di ceramica a vernice nera, frammenti di specchio in bronzo, ed una notevole quantità di laterizi da copertura.
LA CHIESA E' VISITABILE SU RICHIESTA IN LOCO, AL BAR, ALLA PIZZERIA O ALIMENTARI.

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